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Un giorno nella “buffer zone”

settembre 19, 2008

 

Cari Amici

Da quando l’esercito russo ha lasciato Gori, dando così un “contentino” ai membri della comunità internazionale che più si sono prodigati per la causa della pace, alla stampa italiana (e non solo) sembra che tutti i problemi siano finiti, che le cose si stiano aggiustando.

In realtà i Russi sono arretrati solo di qualche chilometro, decretando ufficialmente la cosiddetta zona cuscinetto – o “buffer zone” – che penetra in territorio georgiano per svariati km, a partire dal confine con la regione georgiana dell’Ossezia del Sud fino ad arrivare in prossimità di Gori. Si tratta quindi della zona off-limits protagonista della guerra lampo di agosto.

Le informazioni che circolano riguardo questa zona sono terrificanti, si parla di pulizia etnica perpetrata da mercenari ossetini sotto il via libera del comando russo, di mine anti-uomo e delle più disparate razzie.
Parte della popolazione è riuscita a fuggire, coloro che sono rimasti si trovano totalmente isolati e privati dei beni primari.
Era necessario fare qualcosa per loro. Le organizzazioni umanitarie internazionali non possono entrare ma abbiamo trovato il modo di farlo tramite un Meupe (cardinale ortodosso) che nel frattempo, proprio allo scopo di portare aiuti, ha intessuto rapporti con un generale russo comandante nella zona occupata.
Non potevamo farci scappare questa preziosa occasione quindi, con grossi sforzi, abbiamo acquistato 35 tonnellate di cibo destinato a questa povera gente.

 

 

La mattina dell’8 settembre, in base alle informazioni ricevute,  decidiamo di spingerci al di là della zona cuscinetto e di portare sei tonnellate di farina in Ossezia del Sud,  in due villaggi georgiani particolarmente colpiti.

 

 

Ufficialmente partecipano alla missione esclusivamente preti e diaconi, mi chiedono quindi per sicurezza di indossare un abito talare e così faccio insieme al mio collaboratore Merab Mikeladze.
Passando il check- point di Karaleti i soldati russi ed ossetini ci squadrano con sguardo putiniano, trascorrono dieci minuti che mi sembrano un’ora.
 
La prima cosa che posso osservare sulla strada sono due nuove grandi basi russe a pochi km dal check- point:  questo mi fa capire che da lì non se ne andranno tanto presto.
Attraversando la “zona cuscinetto”  osservo una quantità di case bruciate, di negozi svaligiati e di carcasse di macchine.
In giro non si vede nessuno, tutti sono barricati nelle case, tranne i paramilitari ossetini … che di mestiere fanno i predoni.

Arriviamo al villaggio di Meghvrekisi, le strade sono deserte e solo dopo mezz’ora la gente comincia a fare capolino timidamente, hanno capito che siamo georgiani.

 

 

Non tardano ad arrivare lo sfogo e i racconti: le uccisioni a sangue freddo di civili da parte dei russi/ossetini, la paura di andare nei giardini e nei campi per via delle mine anti-uomo … ogni tanto salta in aria qualche animale e purtroppo non solo quello.
Un mese prima della guerra  nel villaggio di Ergenti, nostra prossima meta,  un ragazzo di quattordici anni è saltato in aria mentre giocava nel giardino della scuola.

E’ facile capire che le mine erano state messe anche prima dell’inizio della guerra, ma il motivo mi è ignoto, lo chiederò al tuttologo Sergio Romano.

Nel villaggio di Ergenti non è andata meglio con i racconti: una vecchia signora c’indica dove il figlio contadino è stato ucciso a sangue freddo sotto ai suoi occhi, altre persone ci spiegano che oltre a non avere cibo ed ad aver paura, devono bere  acqua non potabile perché le condutture sono state danneggiate, e non c’è più elettricità.

 

 

E’ passata una settimana dalla missione, la situazione non e’ cambiata se non per qualche piccolo permesso (così mi dicono!) dato dalle forze di occupazione russe alle organizzazioni umanitarie internazionali.

 

 

Siamo stati la prima organizzazione umanitaria ad entrare in Ossezia del Sud e nella Buffer zone, la missione è andata a buon fine ma ci sembra come al solito di non aver fatto abbastanza, spero che il mondo non si dimentichi tanto presto della Georgia.

Il Vice Presidente dello Scudo di San Giorgio
Lelio Orsini